CumianaFest

Due giorni per la sovranità alimentare, artistica, culturale, popolare

Il turismo

Ricettività

 

Un po’ di storia

Secondo una vecchia tradizione, Cumiana vanta l’orgoglio di annoverare una novantina di borgate. Un primato regionale, rivendicato peraltro da Locana, graziosa località di montagna in val Orco.

Difficile assegnare la leadership, ma ancora più complicato è capire il motivo di una dispersione così larga della popolazione sul territorio. Nessuna ragione ci è parsa convincente, e tuttavia abbiamo tentato qualche interpretazione.
Agli albori del Cristianesimo almeno tre erano le zone di influenza: la Costa, la Motta, la Pieve.

  • La Costa (= fianco di una montagna) era il sito di un antico cimitero, San Gervasio, presso cui venivano sepolte salme giunte da lontano.
  • La Motta (= luogo elevato e fortificato) era occupata, pare, da un monastero.
  • La Pieve (dal latino Plebs = popolo) costituiva la sede di una chiesa con annesso battistero, un privilegio assegnato a pochi luoghi di culto. Già in tempi antichi, quindi, non esisteva un centro unico in grado di catalizzare le attività umane.

Ma come si spiegherebbero le altre località?
La diffusione di case sparse in luoghi elevati o riposti presentava l’indubbio vantaggio di offrire migliori nascondigli in tempi di guerra, assai frequenti, e facilitava l’isolamento in casi di pestilenze.

Sorsero nei secoli le borgate che tutti conosciamo, e che presero il nome dalle famiglie che per prime presumibilmente le abitarono: i Franchini, i Maritani, i Carelli.

Oppure dalle loro caratteristiche naturali:

  • la Verna (= luogo dove cresce l’ontano),
  • la Ravera (= la rapa),
  • i Ronchi (= luogo reso coltivabile grazie all’intervento di bonificatori che, nel periodo medioevale, utilizzavano tra gli altri attrezzi anche la roncola),
  • i Morelli (= i gelsi, ma forse anche dal cognome), così Oliva,
  • le Piane (= luogo piatto),
  • le Marsaglie (= luogo d’acque),
  • Paschero (= luogo per il pascolo),
  • i vari Trüc (= luoghi elevati, schiena di monte, dal tedesco Rücken, dorso).

Oppure ancora da tradizioni storiche: Tavernette (dal latino Tabernae) presso cui dovevano trovarsi locande per i viandanti, Ruata Lombarda, area di insediamento longobardo.

L’alto Medioevo: la fondazione

La fondazione di Cumiana come centro abitato si perde nella notte dei tempi. Fondata probabilmente dai celti,  sotto i romani si insedia la famiglia Cominia da cui probabilmente l’antico borgo prende il nome.

La storia documentata parte da  una coppia di immigrati alamanni, Teutcario e la moglie Ricarda, che vi giunsero attraversando le Alpi più di dodici secoli fa, in un’epoca imprecisata sotto il regno di Carlo Magno. Nell’810 i due decidono di donare al monastero della Novalesa gli ampi possedimenti che Teutcario detiene nel luogo. In quell’occasione viene redatta una pergamena, la cosiddetta « donazione di Teutcario », in cui il centro è chiamato “Quomoviana”.

Il Basso Medioevo: il castello della Costa

Dominante sopra il borgo, in un’ottima posizione panoramica, sorge quell’affascinante costruzione che è comunemente nota come il Castello della Costa. In realtà l’edificio, a differenza del vero e proprio castello fortificato soprastante, fu dall’inizio una villa residenziale senza alcuno scopo difensivo.

Il palazzo della Costa ospitò nella storia diversi personaggi famosi. Vi dimorò alla fine del 1600 la famosa Anna Carlotta Teresa Canalis, marchesa di Spigno. Le cronache del tempo narrano che Vittorio Amedeo Il, alla vigilia della battaglia della Marsaglia, si invaghì della giovane e ne fece la sua amante per poi sposarla solo poco prima della sua abdicazione (settembre 1730) in favore del figlio Carlo Emanuele III, vanificando così le speranze della marchesa di diventare regina.

Lo storico palazzo conobbe anche Vittorio Alfieri che nel 1764, appena quindicenne, vi si recò in villeggiatura in occasione delle nozze di sua sorella, la contessina Giulia, con il conte Giacinto Canalis. Un’iscrizione sul busto di gesso di Vittorio Alfieri nel salone del palazzo ricorda la sua permanenza. Il CF16_CastCostagrande tragediografo italiano vi soggiornò ancora cinque anni dopo e vi ritornò in altri momenti importanti della sua vita. Diversi passi della sua biografia riportano l’ammirazione per la bellissi-ma villeggiatura di Cumiana distante dieci miglia da Torino” e i Cumianesi tramandano ancora oggi il ricordo delle sue sfrenate cavalcate nei giardini a ridosso dei bastioni.

Altro illustre ospite del palazzo fu San Giovanni Bosco che è ricordato nella cappella privata adiacente al salone centrale.

L’Evo moderno: la chiesa della Motta e la Confraternita

La chiesa della confraternita e quella della Motta, seppur vicine, hanno avuto una genesi ed una storia slegate tra di loro.
Della confraternita si hanno notizie certe dal seicento, non a caso da dopo la grande peste del 1630 dove sicuramente i confratelli esercitarono in pieno la loro missione caritatevole di assistenza ai malati e dando loro, nei casi estremi, degna sepoltura.
Ricordiamo che le confraternite sono associazioni cristiane fondate con lo scopo di suscitare l’aggregazione tra i fedeli, di esercitare opere di carità e di pietà e di incrementare il culto. I loro componenti conservano lo stato laico e restano nella vita secolare; essi non hanno quindi l’obbligo di prestare i voti, né di fare vita in comune, né di fornire il proprio patrimonio e la propria attività per la confraternita.

I motivi per i quali sorsero e si affermarono le confraternite furono molteplici ed in buona sostanza simili a quelli che determinarono la fondazione dei monti di pietà. L’assoluta mancanza nel corso del Medio Evo di qualsiasi forma di assistenza pubblica e delle più elementari garanzie specialmente per la parte più disagiata delle collettività, in gran parte perdurata fino a tempi abbastanza recenti, ed al tempo stesso il bisogno di ben operare per amore e timore di Dio, furono le principali motivazioni che indussero i cristiani ad associarsi per aiutarsi reciprocamente.

La Motta, invece, come tutte le altre parrocchie è da sempre legata alla diocesi sotto la guida di un vescovo. Dop la donazione di teutcario, i monaci della Novalesa stabilirono ben presto una prevostura che ressero per alcuni secoli, fino al XIV secolo, quando avvenne il passaggio alla diocesi di Torino.

L’attuale chiesa è un grandioso edificio barocco, in uno stile ispirato dai modelli juvarriani (Superga) e vitozziani (Vicoforte). A pianta ellittica e di struttura massiccia, si distingue per l’ampiezza: fra le chiese ovali del Piemonte è la più grande dopo Vicoforte.

L’esterno presenta una facciata costruita in pietra di Cumiana, un materiale usatissimo a Torino per qualsiasi tipo di utilizzo. Per esempio si hanno notizie del suo impiego per la costruzione della chiesa della Gran Madre e del prospiciente ponte Vittorio Emanuele.

Annunci